Henri Bergson (1859–1941) è stato uno dei più importanti filosofi francesi a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1927. È il massimo esponente dello Spiritualismo e dell' Intuizionismo, correnti nate in netta contrapposizione al Positivismo (che voleva spiegare tu tutto, anche l'anima umana, solo con la scienza).
La Il nucleo della filosofia di Bergson è la distinzione fondamentale tra due modi di intendere il tempo:
Il tempo della scienza (Tempo-Orologio):È un tempo spazializzato, quantitativo e reversibile. Bergson lo paragona a una collana di perle o ai fotogrammi di una pellicola cinematografica: tutti uguali, distinti gli uni dagli altri, posizionati uno dopo l'altro. È utile per la fisica e l'organizzazione pratica, ma non spiega la vita vera.
Il tempo della vita (La Durata Reale): È il tempo della coscienza, qualitativo, interiore e irreversibile. Bergson lo paragona a un gomitolo di lanache cresce su se stesso, o a una valanga che avanza accumulando il passato. Nella coscienza, passato, presente e futuro si fondono: il passato si conserva da solo nella memoria e il presente è sempre nuovo.
Nel suo capolavoro Materia e Memoria (1896), distingue:
1. Memoria pura: È la nostra coscienza profonda, il deposito di tutto il nostro passato (anche quello che non ricordiamo attivamente).
2. Ricordo-immagine: È la piccola parte della memoria pura che il cervello seleziona e porta a galla quando serve per l'azione presente.
3. Percezione: È la nostra finestra sul mondo esterno, orientata all'azione pratica.
Lo Slancio Vitale
Nella sua opera L'evoluzione creativa (1907), Bergson estende il concetto di durata a tutta la natura. L'evoluzione non è mossa dal meccanicismo della fisica né da un disegno finalistico, ma dallo Slancio Vitale: una forza invisibile, imprevedibile e creatrice che attraversa la materia, generando la varietà infinita delle forme viventi.
Le conseguenze della sua teoria
Crisi del Positivismo:Bergson demolisce l'idea che la scienza possa spiegare l'interiorità umana. La razionalità scientifica serve a manipolare le cose, ma per comprendere la vita serve l'intuizione
Rivalutazione della metafisica: La filosofia torna ad occuparsi dello spirito, della libertà e della coscienza.
La libertà umana:Se il tempo della coscienza è durata e continua creazione, l'uomo è profondamente libero Le nostre azioni non sono l'effetto meccanico di cause passate, ma l'espressione di tutta la nostra personalità.
Bergson opera a cavallo tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento (il periodo della Belle Époque e della Prima Guerra Mondiale). È l'epoca della crisi delle certezze in cui la fiducia cieca nella scienza crolla, lasciando il posto alle teorie della relatività di Einstein, alla psicoanalisi di Freud e, in filosofia, all'irrazionalismo.
La teoria del tempo come "durata interiore" di Bergson ha letteralmente rivoluzionato la letteratura del Novecento, dando vita al "romanzo del flusso di coscienza" (dove la trama lineare sparisce per fare spazio ai pensieri disordinati dei personaggi).
I tre autori principali influenzati da Bergson sono:
1. Marcel Proust (Francia)
Era imparentato con Bergson (aveva sposato una cugina del filosofo) e ne assorbe totalmente l'idea di memoria.
Cosa scrive:Alla ricerca del tempo perduto
Nel romanzo, il sapore di un dolcetto (la famosa madeleine) immerso nel tè riattiva improvvisamente la memoria puradel protagonista, facendo riemergere interi anni della sua infanzia. Proust mette in letteratura la differenza bergsoniana tra memoria volontaria (razionale) e involontaria (profonda).
2. Virginia Woolf (Regno Unito)
Applica il concetto di tempo interiore alla struttura dei suoi romanzi, abbandonando la cronologia tradizionale.
3. Italo Svevo (Italia)
Il grande scrittore triestino risente fortemente della crisi del tempo lineare introdotta da Bergson e Freud.
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